Decorso e prognosi del disturbo bipolare

L’esordio dei disturbi bipolari è più precoce di quello dei disturbi unipolari (depressioni senza episodi di euforia). Di solito si presentano per la prima volta prima dei 30 anni ed è molto inusuale che un primo episodio abbia luogo dopo i 50 anni. Il primo episodio può essere sia maniacale che depressivo o misto. La durata degli episodi è variabile, anche se abbastanza costante per ogni paziente. Senza trattamento il decorso naturale di un episodio si protrae da alcune settimane ad alcuni mesi, mentre con il trattamento si ottiene un accorciamento della sua durata con un miglioramento alla seconda-terza settimana dall’inizio della terapia nel caso degli episodi depressivi, e in pochi giorni nel caso degli episodi maniacali.

La possibilità di insorgenza di un episodio è molto minore se la persona assume correttamente il trattamento. Seguire una terapia significa diminuire il rischio di viraggio verso la polarità opposta, ad esempio dalla mania verso la depressione. Dopo il primo episodio (maniacale, depressivo o misto) possono trascorrere anni senza che il paziente presenti alcun sintomo (stato di eutimia) ma dobbiamo tenere in considerazione che il DB è un disturbo ricorrente che significa che molti tra coloro che ne sono affetti presenteranno altri episodi in futuro. Da qui nasce l’importanza di seguire il trattamento farmacologico prescritto senza sottovalutare l’importanza della psicoeducazione alla malattia, è necessario possedere l’informazione sulla malattia, in modo da esercitare un maggior controllo sui suoi effetti.

Alcuni effetti e conseguenze del disturbo sono caratterizzati dal fatto che vengono colpiti diversi aspetti della vita della persona, quali il matrimonio i figli, gli amici e il lavoro. Sebbene la maggioranza degli individui affetti da DB torni alla totale normalità nei periodi che intercorrono tra un episodio e l’altro, alcuni di essi (20-30%) continuano a mostrare labilità e instabilità affettiva e difficoltà interpersonali o lavorative. Gli episodi maniacali solitamente presentano un inizio brusco, con un rapido incremento dei sintomi nel giro di pochi giorni. Frequentemente si manifestano dopo qualche
tipo di stress psicosociale, hanno una durata che può variare da alcune settimane a diversi mesi, di solito sono più brevi e si concludono in maniera improvvisa rispetto agli episodi depressivi. In molti casi un episodio depressivo precede o segue immediatamente un episodio maniacale, senza la presenza di un periodo di eutimia, ma quello che succede più spesso è che, dopo un episodio di mania la persona entri in una fase di crollo, che può essere scambiato per un episodio depressivo.


Tale quadro è caratterizzato da sintomi quali apatia, mancanza di energia, diminuzione
dell’attenzione, della concentrazione e/o della memoria, ipersonnia, aumento dell’appetito. Si tratta di un periodo nel quale l’individuo si sente disforico; questo stato deve essere combattuto aumentando il livello di attività e non trascorrendo troppo tempo dentro al letto, altrimenti tale fase si prolunga molto di più. E’ preferibile non ricorrere immediatamente al trattamento con antidepressivi, per il rischio di scompensare nuovamente il paziente e farlo virare verso una fase maniacale. In questo periodo di disforia sono frequenti una sensazione di malessere e sentimenti di colpa per gli atti commessi durante la fase maniacale. Gli episodi misti possono insorgere dopo un episodio maniacale o depressivo, hanno una durata variabile tra alcune settimane e vari mesi e possono diminuire di intensità fino ad arrivare a un periodo di pochi o nessun sintomo, oppure evolvere verso un episodio depressivo.

E’ molto meno frequente che un episodio misto evolva verso un episodio maniacale. Le fasi ipomaniacali iniziano bruscamente, con un rapido incremento dei sintomi, in 1 o 2 giorni. Hanno solitamente una durata variabile tra alcune settimane e diversi mesi, ma sono più brevi e si concludono più bruscamente rispetto agli episodi depressivi. In molti casi un episodio ipomaniacale può essere preceduto o seguito da un episodio depressivo. Gli studi esistenti suggeriscono che una percentuale variabile tra il 5 e il 15% dei soggetti con ipomania finirà per manifestare un episodio maniacale. Ci sono evidenze sul fatto che i cambiamenti nel ritmo sonno- veglia, come quelli che si verificano in occasione di viaggi o nella deprivazione di sonno, possano precipitare o esacerbare un episodio maniacale, misto o ipomaniacale. Inoltre qualora in un episodio
si manifestino sintomi psicotici è più probabile che questi tornino a presentarsi in episodi successivi.

Gli episodi depressivi si sviluppano, di solito, nel giro di pochi giorni o settimane, mentre abitualmente nel caso di un episodio non trattato, la durata è di 6 mesi o più. Quasi sempre l’esito è caratterizzato da una remissione completa dei sintomi con ritorno alla normalizzazione dello svolgimento delle attività giornaliere. Dopo ogni nuova ricaduta, la persona affetta diventa più vulnerabile o sensibile nei confronti di nuove situazioni di scompenso, ossia quanto più alto è il numero di episodi, tanto più probabile sarà il rischio di sviluppare ricadute nel tempo. L’andamento a cicli rapidi, che consiste nella presenza di 4 o più episodi nel corso di un anno, colpisce il 10-15% dei pazienti DB in qualsiasi fase della loro vita. Si tratta di una fase in cui è presente un peggioramento del decorso che comunque è reversibile. In questi casi l’efficacia del litio non è alta, ma esistono alternative farmacologiche, quali la carbamazepina, l’acido valproico, la lamotrigina, che similmente al litio sono eutimizzanti e stabilizzatori del tono dell’umore, oppure l’aggiunta di un antipsicotico atipico come l’olanzapina. Anche gli antidepressivi possono agire come scatenanti un andamento a cicli rapidi, per tale motivo è opportuno evitarli a meno che non sia presente una sintomatologia depressiva marcata o grave.

A cura della dottoressa Elisabetta Lombardo

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