“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Quando separarsi sembra impossibile

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” intona il cantautore romano Antonello Venditti in un suo noto brano. Una frase d’impatto in cui la maggior parte degli ascoltatori si rispecchia pensando a quell’ex indimenticabile, a quel legame ineguagliabile.
Molte sono le sfumature di cui un amore finito o sospeso può colorarsi. La separazione è inevitabilmente dolorosa e racchiude in sé aspetti comprensibilmente nostalgici e malinconici.
Il primo amore può occupare un posto speciale nel cuore e nella memoria della persona senza costituirsi necessariamente come fonte di malessere.
Questo articolo si riferisce alle condizioni in cui la sofferenza per la fine di una relazione si connota di immobilità, cristallizzandosi nel tempo e impedendo l’elaborazione della separazione, nonché l’investimento in nuovi legami affettivi.


Cosa si nasconde dietro una separazione “impossibile”?
I sentimenti non seguono apparentemente una logica lineare ma è importante interrogarsi sui propri bisogni e sul senso di se stessi, che spesso sembra offuscarsi nel dolore alienante per l’assenza dell’altro.
Molte sono le persone coinvolte in analoghi tormenti che durante le prime sedute di psicoterapia si raccontano decentrandosi, sintonizzandosi sulle possibili ragioni, sugli ipotetici sentimenti che hanno spinto l’ex ad agire in un determinato modo, perdendo di vista se stesse.
Il primo obiettivo consiste quindi nel recuperare un contatto intrapsichico, proponendo connessioni con la propria storia di vita antecedente all’incontro amoroso causa di sofferenza.
Sovente dietro le separazioni incomplete, percepite come impossibili, si cela l’inconscia paura di separarsi da una parte di se stessi, da un’immagine, un ruolo, una funzione con cui per lungo tempo ci si è identificati e di cui quella specifica relazione ne è stata depositaria.
Le relazioni d’amore evocano inevitabilmente i primi legami di attaccamento con
le figure genitoriali.

L’esperienza separativa, spesso vissuta come abbandonica richiama vissuti infantili non elaborati, collocando il soggetto protagonista in una scena che sembra attuale e inedita ma implicitamente si struttura in un copione di origine antica, in cui fantasmi e persone reali sembrano confondersi.
È quindi fondamentale distinguere se è l’altro a mancare o ciò che esso rappresenta.
Esperienze comuni sono i vissuti che parlano di una sofferenza esperita per la perdita percepita della condizione di unicità, l’essersi sentiti centrali, importanti e poi dimenticati.
È il bisogno di riconoscimento e di esclusività che appartiene in misura variabile ad ognuno di noi e nasce nelle esperienze infantili in cui il bambino fisiologicamente dipende dai genitori e si rispecchia in essi.
I fantasmi di sostituzione (“troverà un’altra/o meglio di me”) possono riecheggiare ad esempio la nascita di fratelli/sorelle, che inevitabilmente ha sollecitato aspetti di condivisione e competizione.
Il vantaggio inconscio e secondario racchiuso nell’immobilità, nell’idealizzazione di una relazione terminata è quello di rimanere ancorati ad una posizione di dipendenza in cui la famiglia d’origine si configura come il legame principale di investimento affettivo, sottendendo difficoltà connesse ai movimenti di crescita.


Il distacco come rinascita
La venuta al mondo di un bambino è resa possibile grazie al distacco dal corpo materno. Una fusione indispensabile per nove mesi che si risolve in una fondamentale separazione.
L’immagine della nascita è una metafora utile per rappresentare ciò che l’individuo è chiamato a compiere emotivamente nel corso della sua crescita.
Dipendenza e autonomia sono infatti due aspetti costitutivi l’esperienza relazionale umana che chiedono di essere progressivamente regolati in favore di una propria individuazione. Il legame di coppia è il territorio privilegiato di bisogni irrisolti nella propria storia di sviluppo, che cercano inconsapevolmente soddisfacimento nella relazione con il partner.
La fine di un rapporto di coppia può rappresentare quindi un’eccezionale opportunità di rinascita personale, rintracciabile in un senso di sé più consapevole e orientato.


Amori che ritornano

È l’autoconsapevolezza che permette di compiere scelte sentimentali mature e possibili, non offuscate da moti di dipendenza ma supportate dal riconoscimento dei bisogni affettivi.
Talvolta periodi di separazione possono condurre entrambi gli ex partner a compiere una maturazione personale, che può risolversi nella ripresa del rapporto basata sull’incontro tra un Io e un Tu più solidi, che possono dar vita ad un Noi più autentico.
È fondamentale quindi non tanto se “un amore torna” ma come ciò avviene o non avviene, solo posizioni soggettive più consapevoli possono consentire la scoperta della differenza tra “l’amore immaturo che dice: ti amo perché ho bisogno di te e l’amore maturo che dice: ho bisogno di te perché ti amo” (E. Fromm).

A cura della dottoressa Giulia Gregorini
Psicologa – Psicoterapeuta

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